Il Lago Gerundo

Lago Gerundo (o Gerondo, da Gera o Gérola, “sasso”) era un vasto lago a carattere principalmente paludoso che occupava un’antica, profonda depressione alluvionale in cui esondavano le acque dell’ Adda, del Serio e dell’Oglio, nell’area occupata dalla parte meridionale dell’odierna provincia di Bergamo, dalla parte orientale della provincia di Lodi, dal Cremasco. Secondo le leggende tramandate dalla tradizione locale, che solo in parte sono state confermate da studi di natura storica e geomorfologica, il lago occupava un ampio tratto di territorio che iniziava a nord poco dopo Brembate per raggiungere a sud Pizzighettone, estendendosi ad ovest lungo l’attuale corso dell’Adda sino a lambire la città di Lodi. La costa est del lago, secondo alcuni autori, raggiungeva Fara Olivana e proseguiva, passando ad est di Crema, sino a Grumello Cremonese; continuando poi ad occupare parte delle valli del Chiese e dell’Oglio sin quasi alla sua immissione nel Po. In particolare, si può osservare una vasta zona delimitata da una scarpata che indica l’antico alveo del lago, o meglio la zona più profonda; tale demarcazione è oggi fortemente visibile nei pressi della sponda occidentale dell’Adda. L’ampiezza massima del lago, comprendente le zone paludose, è andata comunque oltre, a causa dell’abbandono delle opere di bonifica durante il medioevo. Al centro del lago, secondo le cronache romane e tardo medievali, si insinuava una lunga e stretta striscia di terra che iniziava presso Caravaggio, raggiungeva Crema e proseguiva sin oltre Castelleone: si tratta con ogni probabilità della cosiddetta isola Fulcheria, frequentemente citata nelle cronache antiche. La città di Crema vi fu edificata attorno all’anno 1000. Memoria di questa zona paludosa è, nelle vicinanze di Bozzolo (oggi in provincia di Mantova), l’antica abbazia benedettina dedicata a Santa Maria della Gironda, ora azienda agricola privata. Secondo le leggende popolari, il lago Gerundo sarebbe stato abitato da un dragone chiamato Tarànto o più comunemente conosciuto come Tarantasio, il quale si sarebbe nutrito soprattutto di bambini. Sono sorte poi numerose leggende riguardo al drago, le quali sono tutte accomunate dalla concomitanza tra l’uccisione di Tarànto e il prosciugamento del lago. Alcune fonti popolari attribuiscono il prosciugamento e la bonifica del lago a san Cristoforo, che avrebbe sconfitto il drago, o a Federico Barbarossa. La più suggestiva riguarda l’uccisione del drago da parte del capostipite dei Visconti, il quale avrebbe poi adottato come simbolo la creatura sconfitta, ovvero il biscione con il bambino in bocca.Si ritiene comunemente che in verità le acque scomparvero in seguito a progressive opere di bonifica in atto già da tempo, in particolare il potenziamento del canale della Muzza da parte dei lodigiani, oltre a fattori di drenaggio e assestamenti geologici, come il livellamento di depositi morenici nei pressi dell’immissione dell’Adda nel Po.